Secondo concorso nazionale: Vite da raccontare. Donne significative nella esperienza e nella storia di altre donne
By il filo di Eloisa | January 22, 2009
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8 marzo - Una storia lunga un secolo. Il Filo di Eloisa presenta la riedizione con DVD del volume
By il filo di Eloisa | January 18, 2009
Nell’ambito delle manifestazioni che generalmente si svolgono per la “Giornata internazionale della Donna” dell’8 marzo, “Il Filo di Eloisa – Associazione culturale Eloisa Manciati” organizza, sabato 21 marzo, alle ore 17.00 alla Sala del Carmine di Orvieto, la presentazione della nuova edizione dell’Editore Iacobelli del libro di Tilde Capomazza e Marisa Ombra “8 marzo. Una storia lunga un secolo”. Sarà proiettato il dvd allegato al testo, con interessanti documenti d’epoca e interviste a protagoniste delle lotte politiche delle donne. Intervengono Anna Maria Crispino, direttrice della rivista Leggendaria e della casa editrice Iacobelli e Marisa Ombra, partigiana, attiva durante la guerra nei Gruppi clandestini di Difesa della Donna e nel dopoguerra nell’UDI nazionale, coautrice del testo.
La presentazione della riedizione di questo prezioso volume avviene a Orvieto il 21 marzo perché nella trascorsa giornata dell’8 marzo il libro, uscito il 28 febbraio, è stato presentato a Milano. “Si tratta di un’interessante occasione per rinnovare e tenere viva una riflessione di carattere storico politico a cui pensiamo che tutti e tutte tutte interessati – afferma Ornella Cioni, presidente del Filo di Eloisa - soprattutto per la responsabilità verso le giovani generazioni, per far giungere loro la memoria del nostro passato”.
All’iniziativa hanno aderito la Consigliera di Parità della Provincia di Terni, Raffaella Chiaranti, il Tavolo per le politiche di genere e le pari opportunità del Comune di Orvieto, la Segretaria della Camera del Lavoro di Orvieto, Maria Rita Paggio, le associzioni femminili “Emily Umbria”, e “L’Albero di Antonia”.
Il libro ebbe una prima edizione nel 1987 e una seconda nel 1991 a cura della casa editrice Utopia col titolo “8 marzo. Storie miti riti della Giornata internazionale della donna”. La stessa casa editrice pubblicò nel 1988 il video. Sia il testo che il video ci conducono in modo appassionante attraverso il lungo cammino che ha portato all’affermarsi della tradizione della Giornata internazionale della donna. Si tratta di un cammino complesso che si dipana in uno scenario che va dagli Stati Uniti alla Russia e, attraverso oltre un secolo di storia, si incrocia con i movimenti politici e le correnti ideologiche, attraverso guerre e rivoluzioni. Scopriamo che pochi eventi come la storia della Giornata internazionale della donna raccontano, in filigrana, la complessità della storia dei movimenti delle donne in Italia e nel mondo. Pensiamo alle affermazioni radicali delle militanti statunitensi presenti a Chicago al primo Woman’s Day nel 1908 per denunciare l’oppressione femminile; alle profonde divisioni che già ai primi del Novecento a livello internazionale dividevano le militanti per una diversità di concezione dei rapporti col movimento operaio, facendo emergere il problema dell’autonomia della “questione femminile”, come al tempo si nominava o del rapporto donne - politica, come si sarebbe detto in tempi più recenti.
Sia il testo che il video ci affascinano nel condurci alla scoperta dei volti e delle parole di donne storiche come Corinne S. Brown, Clara Zetkin, Alessandra Kollontaj o di militanti note e anonime dell’UDI e del femminismo degli anni ’70.
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Il Filo di Eloisa alla Libreria delle Donne di Bologna
By il filo di Eloisa | January 17, 2009
Sabato 17 gennaio abbiamo realizzato a Bologna, alla Libreria delle Donne, una presentazione del volume pubblicato dalla nostra Associazione lo scorso anno, Antologia di ammirazione femminile. Vi ricorderete sicuramente che Il filo di Eloisa aveva bandito un concorso di poesia riservato a donne giovani, fino a 35 anni; ogni autrice doveva nominare una figura femminile che nella propria vita considerasse una maestra. I contributi poetici sono poi stati selezionati e con la collaborazione della casa editrice LietoColle è stato pubblicato il libro, presentato ad Orvieto nel giugno del 2008.
Abbiamo fatto passare diversi giorni dall’incontro a Bologna prima di raccontarvelo, forse perché tutte le cose molto coinvolgenti, molto emozionanti, hanno bisogno di decantare un po’ per essere viste con un po’ di distacco. La serata è stata veramente bella e sentita, forse proprio perché anche le organizzatrici di Bologna l’avevano voluta molto intensamente. Le donne della libreria conoscevano Eloisa da vent’anni e condividevano con lei uno scambio proficuo di esperienze e di attenzione al pensiero della differenza, ai nuovi testi pubblicati, ai seminari che si svolgevano in Italia e molto altro. Avevano avuto insieme a lei il desiderio di portare le Madres de Plaza de Majo nel nostro Paese, come riconoscimento della loro pratica politica. Il progetto si è realizzato nella primavera del 2007 ma Eloisa non poteva piu’ essere presente per accoglierle.
Anche alla libreria alcuni mesi fa hanno subito una grande perdita, a giugno è mancata Paola, la loro libraia. Il loro è un vuoto che deve ancora essere elaborato, questo ci fa sentire ancora piu’ forte la loro vicinanza, e il loro sostegno al modo in cui noi e la nostra associazione abbiamo voluto raccogliere l’eredità di Eloisa stessa.
A questa serata, come già era avvenuto ad Orvieto, erano presenti alcune delle autrici, che hanno poi letto le loro poesie presenti nel volume : Petra Algisi, Silvia Favaretto, Teresita Scalco e Raffaella Zajotti. Altre poesie sono poi state lette da noi dell’associazione che eravamo presenti: Ornella, la nostra presidente, Loretta e Simona. Una delle collaboratrici della libreria ha poi voluto soffermarsi sulla sezione “frutti acerbi”, riservata alle studenti del Liceo Majorana di Orvieto, e al fatto che queste ragazze ci dicono che è possibile anche da giovanissime rendere parlante la propria esperienza e autorizzarsi come autrici.
Gli interventi del pubblico, decisamente numeroso considerato il tipo di incontro, che di solito la cultura dominante considera di nicchia, sono stati tanti ed interessanti. Forse la cosa piu’ significativa per noi è stata che tutti sembravano aver compreso che dietro non c’era nessuna operazione commerciale, nessun intento pubblicitario, ma solo sentimenti forti, concreti, reali. Vogliamo inoltre ricordare che erano presenti donne, o forse è meglio dire amiche, di diverse città italiane, che nel passato avevano conosciuto Eloisa, partecipato ad alcune delle iniziative organizzate da lei, trascorso alcuni giorni alla sua casetta di Bolsena. E’ stato bello ricordare e commuoversi ripensando.
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Presentazione Antologia di ammirazione femminile alla Libreria delle Donne di Bologna
By il filo di Eloisa | January 11, 2009
In attesa di bandire il secondo concorso nazionale per giovani donne, che sarà formalizzato a breve e riguarderà, con lo scopo di una pubblicazione collettanea, la biografia femminile, l’associazione “Il filo di Eloisa”, nata per ricordare la figura e l’impegno culturale di Eloisa Manciati, prosegue con le presentazioni del volume realizzato con i contributi del primo concorso.
L’Antologia di ammirazione femminile, edita nel 2008, a cura dell’associazione orvietana, dalla LietoColle di Michelangelo Camelliti, sarà presentata alla Libreria delle Donne di Bologna (Via S.Felice 16/A, Tel 051-271754) sabato 17 gennaio 2009 alle ore 16,30. L’iniziativa è realizzata con il contributo del Comune di Bologna, quartiere Saragozza.
Il libro, come è noto, si compone dei testi poetici delle 25 giovani donne selezionate tra le partecipanti al primo concorso, bandito nell’aprile 2007. Per ogni testo poetico è presente un breve e significativo riferimento in prosa alle figure femminili che li hanno direttamente o indirettamente ispirati. Scopo dei concorsi dell’associazione “Il filo di Eloisa”, infatti, non è solo quello di dare voce e visibilità alle giovani donne, ma anche di tracciare una mappa di trasmissione della genealogia femminile e dei suoi saperi. Il volume contiene inoltre una breve ma esaustiva biografia di Eloisa Manciati e due note introduttive, una a cura dell’associazione e una redatta dalla nota poeta umbra Anna Maria Farabbi, presidente della giuria del primo concorso.
All’incontro di Bologna, le donne della Libreria ricorderanno in prima persona la figura di Eloisa Manciati, per vari anni loro amica e punto di riferimento culturale. Per presentare l’attività dell’associazione e illustrare l’Antologia (di cui verrà anche letta una selezione di testi) interverranno la presidente dell’associazione, Ornella Cioni, Loretta Fuccello, Simona Mingardi e alcune autrici.
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Figlie e madri. Incontro con Manuela Fraire e raccolta foto
By il filo di Eloisa | January 9, 2009
Il Filo di Eloisa comunica che, all’interno di Venti Ascensionali, l’incontro “Figlie e madri” con Manuela Fraire, inizialmente previsto per sabato 10 gennaio, è spostato a sabato 24 gennaio alle ore 17,00 alla Sala del Carmine di Orvieto, Via Loggia de’ Mercanti.
Contestualmente, l’Associazione rilancia e perfeziona la proposta a chi è interessata a collaborare con noi a una raccolta di fotografie sul tema “figlie e madri” dal Novecento ad oggi.
Per facilitare le operazioni abbiamo organizzato un punto di raccolta presso l’Istituto d’Arte di Orvieto, Via di Marsciano, 1.
Dal 7 gennaio potrete consegnare le vostre fotografie presso la portineria tutte le mattine in orario scolastico, facendo riferimento alla raccolta del prof. Fabrizio Boggi. Sarà cura del prof. Boggi fare copia digitale delle foto e renderle disponibili per la restituzione entro 20 giorni.
Per chi avesse dimestichezza con il computer è possibile inviare copia delle foto in formato digitale con risoluzione 300 dpi all’indirizzo: ilfilodieloisa@orvietonews.it.
In entrambi i casi chiediamo di unire una liberatoria ad usare l’immagine. A questo scopo alleghiamo un modulo già predisposto da compilare.
Modulo di liberatoria ad usare le foto
Confidiamo nella vostra collaborazione per un’ampia raccolta di immagini che ci consenta di avviare ulteriori lavori di riflessione e di elaborazione del tema, sul quale si sono già svolti dei laboratori di cui trovate resoconto su questo stesso blog.
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Versi eccellenti e ottime uve per la Cena poetica al San Giovenale
By il filo di Eloisa | January 9, 2009
E’ stata una serata davvero riuscita la “Cena poetica” organizzata lo scorso sabato al ristorante “Al San Giovenale” dall’associazione orvietana “Il filo di Eloisa - Associazione culturale Eloisa Manciati”: atmosfera di sobria raffinatezza, clima cordiale e disteso, ottimi vini abbinati a eccellenti versi. La serata, realizzata dall’associazione in collaborazione con la condotta Slow Food e la delegazione Fisar di Orvieto, e con le aziende vitivinicole Castello di Corbara e Le Velette che hanno offerto i magnifici vini, ha avuto un duplice scopo: da un lato la convivialità, per fornire a soci e non soci una piacevole occasione di ritrovarsi insieme e di promuovere le finalità dell’associazione; dall’altro il sostegno al secondo concorso nazionale per giovani donne recentemente bandito dal Filo di Eloisa e dedicato quest’anno alla biografia femminile. “Vite da raccontare. Donne significative nell’esperienza e nella storia di altre donne” è il tema del concorso, e sarà anche il titolo del volume finale che, dopo la selezione dell’apposita giuria presieduta da Lucia Motti, responsabile dell’Archivio storico delle donne della Fondazione Istituto Gramsci, raccoglierà i 20 migliori contributi e sarà pubblicato e distribuito a livello nazionale in collaborazione con le edizioni Lietocolle di Michelangelo Camelliti.
Tra le molte persone che hanno partecipato alla serata, particolarmente gradite, per il loro valore simbolico, le presenze del Sindaco di Orvieto, Stefano Mocio, socio onorario dell’associazione, dell‘On.Carlo Emanuele Trappolino, della consigliera di parità della Provincia di Terni, Raffaella Chiaranti, e di tutte le rappresentanti del Tavolo delle Pari Opportunità recentemente costituito dall’amministrazione comunale: l’assessora Pirkko Peltonen e le consigliere Anna Rita Mortini (coordinatrice dell’orgnismo) e Donatella Belcapo. Presenti anche delegazioni di altre associazioni (Emily, OCC, Nazareth, Altra Città, Laboratorio Teatro Orvieto) e la Segretaria della Camera del lavoro di Orvieto Maria Rita Paggio. E’ stata la Presidente del Filo di Eloisa, Ornella Cioni, ad illustrare ai presenti gli scopi dell’associazione e il bando del secondo Concorso, ringraziandoli per il sostegno offerto alla pubblicazione con i proventi della serata. Un saluto è stato portato dal Sindaco Mocio che, oltre a manifestare apprezzamento per il prezioso lavoro culturale svolto dall’associazione, ha ricordato l’impegno culturale e sociale di Eloisa Manciati nei molteplici ruoli svolti come impiegata del Comune di Orvieto.
Particolarmente apprezzate, da tutti i presenti, le eccellenti etichette del menù, presentate dal consigliere Fisar Ennio Cadamuro, e altrettanto gradita l’idea di averle abbinate alla letteratura femminile, con tre brevi e intense letture poetiche offerte dalle brave lettrici dei laboratori di lettura della Sala del Carmine.
Per i profumi alla frutta e i dorati riflessi de “Il Caio” di Castello di Corbara, Orvieto Classico Superiore DOC a prevalenza di Grechetto e Malvasia, particolarmente adatti i sensuali e raffinati versi di Saffo di Lesbo letti da Olimpia Cesaroni. Il robusto rosso rubino e gli intensi toni speziati del “Lago di Corbara” DOC (Sangiovese Merlot Cabernet) sono stati invece abbinati al cosmico, sublime erotismo creaturale della contemporanea Anna Maria Farabbi, letta da Patrizia Belcapo. Emily Dickinson infine, la divina poeta americana del secondo Ottocento porta da Emanuela Leonardi, per i rari, maturi aromi liquorosi del luminoso “Il Raggio”, IGT passito della Tenuta Le Velette.
Intermezzi musicali al pianoforte del Maestro Pier Paolo Vincenzi hanno ulteriormente allietato la serata.
L’associazione “Il Filo di Eloisa” ringrazia quanti e quante hanno partecipato e contribuito alla realizzazione dell’iniziativa, ultimi per menzione ma non certo per importanza Vittorio Tarparelli, per la grafica dei bellissimi menù da tavola, e l’Officina del Gusto - Al San Giovenale per l’ospitalità nella sempre suggestiva cornice della struttura.
Di seguito le etichette i versi proposti:
“Podere Il Caio” Orvieto Classico Superiore DOC
Lesbo nobile, nettare saffico in purezza
Qui a me da Creta vieni a questo tempio venerando,
dov’è un leggiadro boschetto di meli, e altari che fumano
d’incenso;
e qui acqua fresca risuona tra i rami dei meli, e tutto il
luogo è ombreggiato di rose, e dalle foglie agitate
discende sopore;
e qui un prato dove pascolano cavalli è rigoglioso di fiori
primaverili, e le brezze spirano dolcemente…
Qui tu, o Cipride, presa un’anfora mesci con grazia
in tazze d’oro nettare infuso di letizia…
… agli altri quello che vogliono il Cronide conceda.
Ma io, io amo la raffinatezza - e voi lo sapete - e per me
l’amore del sole ha come prerogativa ciò che è luminoso e ciò
che è bello.
[Saffo di Lesbo]
Castello di Corbara “Lago di Corbara” DOC
Eros 2007, rosso magnifico della Farabbi
Non Narciso. Nessuna contemplazione del riflesso
della mia faccia né di quello della mia poesia. Bevo.
Nel mio giardino quasi mezzanotte gli elfi brillano
mentre gli alberi si spostano leggermente
dentro la propria corteccia morbida.
L’erba è sonora: ingrandisce.
Laggiù una giostra di lucciole
tra le rose.
Leggo la scrittura vegetale il creato le creature
lo spargimento in terra della frenesia stellare.
Imparo la lunghezza del mio pozzo in cuore
che mi collega direttamente all’abisso.
Buonanotte.
Al fuoco liquido rossissimo mentre scende.
Mi disseta. Mi scioglie.
[Anna Maria Farabbi]
da “La Magnifica Bestia”
Tenuta le Velette “Il Raggio” Umbria IGT Passito
Muffato di Manzanilla, divina riserva Dickinson
Da boccali scavati in perla -
assaporo un liquore mai distillato.
Neppure le bacche di Francoforte
un alcool simile hanno mai dato!
Ebbra d’aria -
corrotta di rugiada-
da locande di blu fuso -
vacillo, lungo interminabili giorni d’estate.
E quando gli “osti” dalla digitale
cacceranno l’ape ubriaca -
quando la farfalla rinuncerà ai suoi “sorsi”
Io, berrò ancora di più!
Fino a quando i serafini dondoleranno
i loro bianchi cappelli e accorreranno
alla finestra - i santi - per vedere
la piccola bevitrice giunta da Manzanilla!
[Emily Dickinson]
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Figlie e madri. Terzo incontro
By il filo di Eloisa | December 25, 2008
(Ida Dominijanni Giglio)
Il riferimento al “problema” della madre è molto presente nei documenti del movimento delle donne negli anni Settanta ed è stato centrale nel percorso della Libreria delle Donne di Milano. La questione ha trovato un punto di svolta significativo nel “Catalogo giallo”. Fra il 1980 e il 1982 un gruppo della Libreria si riunì a Caspoggio per leggere le scrittrici più amate con l’occhio della differenza, ma presto si trovò alle prese con il consueto problema della madre ( ci siamo date la parola, loro(le scrittrici) a noi, noi a loro- al di là delle recriminazioni contro la madre, che però un residuo lo lasciano…che non va cancellato perché è pur sempre una realtà. Quel residuo…. evoca fantasmi nel nostro immaginario. Ma non ha impedito il rapporto con il testo materno cioè il lavoro del Catalogo) al quale però di lì a poco si aprì un passaggio decisivo: la figura simbolica della madre viene scollata dall’esperienza infantile della madre reale, pur senza dimenticarla né negarla, anzi mantenendola presente. Quell’impronta originaria è incancellabile, però è elaborabile in una figura più grande, che la comprende e la supera: il fantasma dell’immaginario si risolve in una costruzione del simbolico, attraverso una pratica di tranfert dalla madre ricevuta in sorte alle madri-scrittrici liberamente scelte. Da qui ha preso l’avvio il femminismo della differenza con il delinearsi della “madre simbolica” come “figura sessuata dell’origine”, con l’invenzione delle pratiche - affidamento, disparità, autorità- che daranno forma e regola alla politica del simbolico.
La dimensione di trascendenza, genealogia, verticalità e autorità che ha dato autonomia e libertà al pensiero e all’agire femminile, ha rotto il paradigma dell’oppressione, ha spezzato il regime paralizzante del riconoscimento nella comune miseria; la riconversione dell’invidia in gratitudine; l’apertura di un regime di scambio e contrattazione tra donne, la messa al mondo di relazioni tra donne ordinate e ordinanti, risolutrici della conflittualità e della microrivalità che tradizionalmente le attraversava. Tutto il femminismo italiano, anche quello tradizionalmente ostile a questo percorso si è avvantaggiato di questo paradigma positivo.
Tuttavia sapendo fin dall’autocoscienza quanto quel residuo tenda sempre a riverberarsi nelle relazioni tra donne e come sia necessario sempre ri-trattarlo e ri-lavorarlo appare evidente che il negativo delle nostre vite e delle nostre relazioni non è del tutto risolto o risolvibile nell’ordine della madre. Poiché il negativo torna, ci si può chiedere in che misura le trasformazioni del sociale, del simbolico e dell’immaginario sono oggi interpretabili come effetti o riverberi della risignificazione della madre portata avanti dal femminismo.
Dall’osservazione della pratica politica delle donne si trae la convinzione che nelle relazioni femminili orientate dall’ordine simbolico della madre l’impronta della relazione con la madre reale permane e non smette di ripresentarsi e la procedura del “sapere amare la madre” suggerita da Muraro aiuta a trattarla, ma lasciandone aperte le ambivalenze. Non si tratta però di un residuo, ma appunto di un’impronta, di un’impressione dell’origine sempre ritornante; che dunque non va pensata come un resto, che si possa prima o poi eliminare o smaltire o sciogliere nel processo di simbolizzazione, ma piuttosto come un eccesso ineliminabile, che al processo di simbolizzazione resiste o che lo complica; come un indecidibile con cui non si smette mai di fare i conti , e su cui i conti non tornano mai.
Ma che cosa comporta pensare politicamente questa indecidibilità del materno, sia rispetto al paradigma tradizionale della politica sia rispetto alla politica del simbolico? E prima ancora che cosa ci dice del processo di simbolizzazione?
Il libro di Muraro è l’opera che con più sistematicità scommette sulla possibilità di fare della madre il principio logico ed epistemologico di un processo di simbolozzazione altro da quello del logos paterno. Muraro riconnette metonimicamente corpo e linguaggio e riporta all’interno della relazione materna l’accesso al simbolico; riformula la relazione materna come forma socio simbolica carica di implicazioni nella sfera pubblica: sul piano politico in quanto forma di una relazione dispari che assume la dipendenza come suo dato costitutivo, e sul piano linguistico comunicativo, in quanto forma di una relazione tra essere e linguaggio che modifica i dispositivi dell’autorità e della dicibilità, e per questa via anche quelli del mutamento storico politico.
Assumendo come un dato acquisito la fecondità teoretica e politica di questa proposta oggi ci si domanda se qualche cosa sia andato perduto del grande guadagno del simbolico materno, se qualcosa e che cosa, resista alla traduzione simbolica, sia pure metonimica, non restando simbolizzato o simbolizzabile, non detto o dicibile. E se ci sia un limite e quale della potenza del simbolico, e della politica del simbolico.
Dominijanni individua la necessità di ripensare due vuoti nell’ordine simbolico della madre e un’obiezione mossa in passato da Angela Putino.
Il primo vuoto è il posto del padre, che non vi compare e non vi è contemplato.
Un’assenza, ha spiegato Muraro che non preclude la possibilità della figura paterna, ma contesta la necessità della legge del padre. Quell’assenza lascia però dei non detti, sia sulla struttura del simbolico che sul rapporto della genealogia materna con l’altro. Infatti se in “Maglia e uncinetto” Muraro lasciava aperto un movimento fra asse metonimico e asse metaforico della simbolizzazione, ne “L’ordine simbolico della madre” metonimia e metafora, contiguità e sostituzione, relazione e legge non si incrociano più. Sul rapporto della genealogia materna con l’altro, con il padre restano fuori dal discorso anche l’amore della figlia per lui, che pure è un dato rilevante nella sessualità femminile infantile e adulta, nonché il desiderio della madre per l’uomo: quasi che l’atto sessuale che origina la procreazione diventasse secondario e prescindibile come lo diventa nell’immaginario sulla procreazione tecnologicamente assistita di oggi.
Il secondo vuoto è che nell’ordine della madre la sessualità femminile è andata progressivamente in dissolvenza. Più la madre è diventata figura sessuata dell’origine, dell’autorità e della parola femminile più si è desessalizzata. Può essere accaduto che il linguaggio per quanto legato al corpo e all’esperienza abbia messo a tacere il sesso? La sessualità eccede il processo di simbolizzazione, ma da troppo tempo tace, ma c’è il rischio che torni, contro ogni nostra intenzione, nella forma di un desiderio femminile nuovamente tacitato, o di una potenza materna nuovamente desessualizzata, che oggi si riaffacciano nell’immaginario maschile e femminile.
L’obiezione formulata da Putino in Amiche mie isteriche critica il ruolo che “la posizione isterica” ha ne “ L’ordine simbolico della madre.” La figura dell’isterica ha avuto una funzione chiave: esprime un attaccamento al continuum materno che non trova espressione nell’ordine patriarcale, ma può trovare mediazione nell’ordine materno attraverso le relazioni tra donne,la lingua materna e la riconversione del risentimento verso la madre reale in gratitudine. L’attaccamento isterico però si riprodurrebbe nella relazione tra donne, come struttura difensiva rispetto al “divenire divergente” che secondo Putino caratterizza l’“evento” della differenza sessuale del Novecento, e l’ordine simbolico della madre resterebbe legato all’immaginario maternale. Pur non condividendo pienamente la critica di Putino, Dominijanni afferma che la riproposizione della relazione primaria nell’ordine politico produce effetti non omogenei, e talvolta opposti: agio e insofferenza, soddisfazione e mancanza e spesso una tendenza all’automoderazione, che abbassa il tiro della scommessa politica. D. si domanda se, guardando al negativo nelle relazioni tra donne, sia ancora l’isteria il sintomo da mettere a fuoco e su cui concentrare il fuoco della pratica. Clinica e senso comune oggi convergono nel dire che nel giro di un secolo, nella popolazione femminile delle società occidentali, il sintomo isterico è stato soppiantato dal sintomo anoressico (e si è intanto spostato sugli uomini). Il sapere psicoanalista procede con cautela, ma la grande imputata sembrerebbe essere di nuovo la madre. La madre che investe narcisiticamente sulla bambina di un comandamento perfezionista; la madre poco comunicativa incapace di trasmettere alla figlia la differenza sessuale, la madre che non sa corrispondere al bisogno della figlia di un contorno simbolico alla propria immagine. Più incerto quello che il sintomo anoressico rivela del legame della figlia alla madre: un tentativo di difendersi dalla fusionalità e dalla dipendenza, un desiderio di differenziazione e sottrazione dalla madre; o, al contrario, il lutto per il distacco dal legame con la madre richiesto dall’economia del patriarcato Il legame con la figura della madre sarebbe l’unico dato di continuità fra i due sintomi, che si iscrivono infatti in due ordini o disordini, simbolici del tutto diversi, segnati da un mutamento storico di cui- e questo è il punto- la rivoluzione femminista è stata artefice. Se l’isteria è il sintomo che ha accompagnato l’ingresso delle donne nella modernità e a cui il femminismo ha dato una risposta politica, l’anoressia si configura così non solo come il sintomo di una resistenza femminile alla postmodernità edonista e consumista, ma anche come un effetto imprevisto e paradossale del mutamento femminile, del sapere femminile sulla donna, della rivoluzione simbolica femminile. Se nella conversione isterica contro la madre abbiamo visto il bisogno del continuum materno, la sottrazione alla madre del corpo anoressico non esprimerà al contrario un bisogno di discontinuità dal materno, una differenza femminile dalla madre a cui dare spazio e significato?
Guardiamo adesso alla domanda sui destini della genealogia femminile e dell’ordine simbolico della madre rispetto al nostro presente, alla sua antropologia politica e ai suoi criteri di leggibilità. Un’ampia letteratura da Horkheimer in poi denuncia a ondate ricorrenti le cupe sorti della “società senza padre” e in queste analisi né la madre, né la figlia, né la donna hanno un ruolo attivo nella crisi della legge paterna. La rimozione è ancora più potente dopo quarant’anni di femminismo. Elisabeth Roudinesco sostiene che “la crisi del padre” è coestensiva alla modernità; la sua denuncia ritorna ogniqualvolta si fa più incombente la paura della femminilizzazione della società. Già l’invenzione freudiana del paradigma edipico sarebbe una risposta al declino del padre, che riorganizza l’ordine simbolico non più sulla figura onnipotente del Dio-padre delle società tradizionali nè su quello già meno potente del pater-familias dell’età borghese. A cavallo fra storia della società occidentale e storia della psicoanalisi Roudinesco percorre lucidamente tutti i passaggi, salvo l’ultimo. Sul fronte femminile ricostruisce la “maternalizzazione” della famiglia lungo il XX secolo, fino alla procreazione artificiale che porta alle estreme conseguenze la scissione tra sessualità e maternità e pur fra molte ambivalenze sancisce la padronanza femminile e la marginalizzazione maschile nella riproduzione della vita. Secondo Roudinesco in questo “capovolgimento dell’ordine procreativo” sta una chiave decisiva per riformulare il destino dei rapporti fra i sessi: esso resta affidato all’ “emergere di un nuovo ordine simbolico” che risulterà dai conflitti del presente. Secondo questa interpretazione quindi sarebbe un nuovo ordine tutto da venire, come se la rivoluzione femminile avesse solo demolito l’ordine patriarcale senza metterne al mondo un altro. La potenza materna si è di nuovo ingoiata la sessualità femminile ed è di nuovo fonte di processi di fantasmizzazione e criminalizzazione delle donne? Per rispondere all’immaginazione teorica e pratica bisogna affiancare l’analisi sociale, cercando di scorgere nel presente i segni di ciò che è e sarà la madre dopo il patriarcato, nei suoi aspetti di realtà e nei suoi aspetti fantasmatici. Il ritornare dei discorsi sulla crisi del padre accompagnano sempre, nella storia dell’Occidente, il tentativo di ripristino dell’autorità patriarcale e della virilità tradizionali. Ma nella ripetizione dobbiamo cercare sempre ciò che fa la differenza. E attualmente dobbiamo tener presente che la percezione fantasmatica o reale della madre riguarda direttamente la percezione reale o fantasmatica di ciò che nel femminismo abbiamo detto o fatto. Prospettando l’indecidibilità del materno, come sta cercando di fare l’autrice, si mette la politica di fronte al limite della sua pretesa di decidere su tutto e dell’assioma teoretico che identifica la politica con la decisione. La lunga vicenda della legge italiana sulla procreazione medicalmente assistita rende evidente il forte riemergere della volontà regolamentatrice e il panico di fronte a qualcosa che non si lascia regolamentare. Qual era l’obiettivo nel mirino di chi ha voluto quella legge proibizionista e misogina? Non la potenza generatrice, ma la potenza simbolica della madre. Della potenza generatrice della madre c’era nostalgia, quello che non era sopportabile, era la capacità materna di disporne, in una contrattazione con il sapere medico-scientifico e con i criteri del bene e del male, del lecito e dell’illecito che non si può decidere e mettere in forma di legge una volta per tutte, ma si dà in situazione, di volta in volta, indipendentemente dal desiderio maschile e orientata dal desiderio di maternità.. Il femminismo ha operato una dislocazione dell’autorità simbolica della madre rispetto alla potenza materna tradizionale e oggi si gioca, sia nella sfera pubblica che in quella privata, una partita fantasmatica confusa, in cui la nostalgia del materno patriarcale si mescola alla paura per la madre risignificate dal femminismo, entrambe , la nostalgia e la paura, accomunate dalla desessualizzazione della differenza femminile. Dobbiamo però chiederci in cosa siamo complici di questa danza di fantasmi. Quanto anche noi cediamo alla nostalgia di un antico e ricattatorio potere materno? Quanto abbiamo concesso, in cambio di un riconoscimento di autorità, di perdere in sessualità, così esponendoci da sole alla replica della figura materna tradizionale? Quanto la focalizzazione del rapporto madre- figlia ci ha distratte dall’interrogarci su quale sia la relazione con la madre dei figli narcisisti del padre mutilato o tramontato. Essi domandano rassicurazione arcaica da un lato e dall’altro risposte originali e dirompenti ai punti ciechi del presente. Sempre contando di pervenire poi a un’integrazione di questo materno oscuro, imprevisto, dislocato, nel gioco a regole fisse della spartizione del potere.
Nell’attuale quadro politico internazionale la partita simbolica della risignificazione politica del materno si fa urgente.
Va dunque confermata e rilanciata la scommessa con cui Muraro chiudeva l’ordine simbolico della madre: “occorre dare traduzione sociale alla potenza materna per impedire alla sintesi sociale di chiudersi e tenerla invece aperta a ogni voler dire, per quanto distante e abnorme”.
Si discute in questo libro se per rilanciare questa scommessa non sia anche opportuno portare nello spazio pubblico il lato oscuro della potenza materna, senza la mediazione delle pratiche di relazione, disparità, autorità di cui ci siamo avvalse fino qui per risignificarla. Ma è necessario essere caute perché sganciare il principio materno dalle pratiche che ne hanno reso leggibile un nuovo significato, può voler dire esporlo senza presidi ai ritorni di immaginario patriarcale e di isteria femminile da cui non è mai immunizzato una volta per tutte. Attualmente abbiamo qualche elemento di riflessione in più rispetto al passato.Che per quanto aperta, più del logos paterno a ogni dire e a ogni voler dire, nemmeno la lingua materna ha il potere di tradurre tutto in parola, perché il simbolico ha un limite e questo limite si manifesta e ritorna sintomaticamente anche e forse in primo luogo nella relazione primaria della figlia con la madre. Che per quanto la lingua materna sia una lingua del contatto fra corpo e parola, neanche essa vaccina il corpo materno dalla desessualizzazione e dalla anestetizzazione del desiderio cui lo destinava l’immaginario patriarcale, e la nostra ricerca dell’autorità simbolica può farsi complice di questa desessualizzazione. Che per quanto la gratitudine verso la madre sia un gesto riparatore, l’impronta della madre reale permane e intercetta continuamente l’economia dei rapporti tra donne ( e con gli uomini), come un fattore idecidibile dell’esistenza, anzi come il fattore che ci rammenta sempre che non tutto, dell’esistenza personale e di quella pubblica, è decidibile. Può darsi che questo e altri lati “oscuri” del materno domandino l’invenzione di nuove pratiche. Acquisire questo limite della potenza materna vale intanto, secondo l’autrice, come un’acquisizione di libertà. Perché se è vero che senza evocazione della potenza materna non c’è grandezza femminile, è anche vero che al riparo di una potenza materna idealizzata la grandezza femminile non vola, non rischia, e nemmeno genera.
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Figlie e madri. Secondo incontro
By il filo di Eloisa | December 25, 2008
Il ritorno della madre
Il rapporto con il materno è un rapporto che si caratterizza per un movimento che ritorna,si volge indietro, riprende, perché è qualcosa che è sempre già stato: era là dell’inizio ( V. Almodovar, Volver).
Quando Diotima affrontò il seminario annuale su “la magica forza del negativo” si partì dalla necessità di nominare il negativo nelle proprie vite, più che da una necessità teorica o politica. Ma presto questa necessità si manifestò, perché fu chiaro che l’ombra della madre delinea i tratti del paesaggio interiore di ciascuna donna e si attiva fortemente nei passaggi cruciali, nei rapporti, nella politica di relazione tra donne, specialmente quando va in scacco. Ma si delinea anche nel paesaggio più ampio della realtà stessa della nostra vita comune e della politica.
C’è una politicità intrinseca del nodo dell’ombra materna e dell’oscuro materno e ad essi vanno ricondotti i sostanziali conflitti della realtà presente.
La madre tenuta in ombra
Il materno è oggetto anche oggi di conflitto politico. “L’eclissi della madre”, per usare l’espressione di M.L. Boccia, il suo essere stata messa in ombra nella politica non è un dato contingente, ma un fattore strutturale, congenito della politica. Sulla questione del materno si struttura infatti la definizione stessa di politico. Nel corso del tempo il materno si è dimostrato il nucleo più resistente e irriducibile dell’inclusione delle donne nella sfera pubblica e politica.
La storia della politica è la storia della messa al bando di un materno minaccioso e incontrollabile, ma nello stesso tempo dell’ assunzione nascosta del suo fondamento nutritivo attraverso la costruzione di una mitologia del ruolo materno.
Numerose analisi politiche partono dalla diagnosi che c’è una madre tenuta nell’ ombra della politica e quella del materno è una linea d’ombra che separa ciò che può aver accesso alla politica da ciò che non può avervi accesso, che disegna il confine e insieme il limite del politico, che tiene fuori di sé, definendosi per differenza, insieme ciò che esternamente lo nutre e lo sostiene, ma anche lo minaccia. A questa diagnosi, pressoché unanime, il femminismo si è sempre opposto, mettendo in discussione quel confine della politicità che pone un dualismo tra la sfera pubblica da una parte e quella privata e il nodo del materno dall’altra. Le cure politiche proposte dal femminismo non sono però omogenee: ne sono conseguiti gli eterni dilemmi della cittadinanza femminile, con i dibattiti tra uguaglianza e differenza che sempre finivano nello scontro sul materno, nel dibattito sulla cura, sul cosiddetto pensiero materno fino a differenziazioni di pensiero e dibattiti più recenti.
Spesso alcuni sforzi di tenere presente il materno in politica o di forzare il politico sulla leva del materno hanno avuto esiti non sempre felici.
A volte hanno colluso con la strategia inclusiva, a volte con la tutela differenziante, altre volte sono finiti in esaltazione idealizzante del materno come palingenesi della politica. Tali pecche sono da imputarsi alla sottovalutazione del legame della libertà femminile con il riferimento materno e anche col lato oscuro del materno, con quel suo aspetto irriducibile, che fa ostacolo a al processo di inclusione equalizzante neutralizzante imboccato come via maestra della politica moderna. In molti casi i difetti o le debolezze degli sforzi sono legati, secondo l’autrice, a una scarsa elaborazione del materno, che non ha saputo tematizzare sufficientemente la differenza tra il riferimento alla madre e l’immagine della madre e del suo ruolo nell’ordine paterno. Slegando così l’affermazione della libertà femminile da quella della madre come riferimento simbolico.
Nel femminismo italiano invece la politica della differenza sessuale è stata teorizzata e praticata in modo diverso, tenendo unite le due istanze, avvertendo che la libertà femminile non implicava il rinnegare la madre e che il riconoscimento della madre non va confuso con il tradizionale ruolo materno. Il femminismo italiano della differenza è andato oltre queste analisi e si è reso conto che trarre fuori la madre dall’ombra comportava un conflitto simbolico radicale, che ha affrontato con quella che si è chiamata appunto politica del simbolico. Di conseguenza è stata pensata la politica delle donne su questo nuovo terreno, sono state inventate pratiche, sono state messe in atto con successo, e tuttavia c’è una difficoltà, un blocco, o un arresto nella ripetizione. Ciò è il problema che si è voluto affrontare con il lavoro sul negativo.
Ancora… l’ombra
Per opporsi alla potenza della doppia icona patriarcale del materno, da un lato tutto luminoso, benefico, nutritivo, dall’altro oscuro, minaccioso, divorante e incontrollabile ( per cui poi l’ordine simbolico maschile si fa forte offrendo l’elemento terzo, che dona individuazione e parola, negando la madre) il pensiero e la politica della differenza hanno messo al centro la genealogia femminile, la relazione con la madre, il pagamento e la riconoscenza per lei, l’autorità materna, l’ordine simbolico della madre e tutte quelle pratiche simboliche e politiche che si sono messe in atto per parlare e vivere al di là della stretta del patriarcato. Tutto ciò e accaduto nelle singole vite e si è realizzato a livello simbolico, manifestandosi la libertà femminile in modo tale che si è annunciata la fine del patriarcato. Tuttavia a distanza di tempo si avverte che nonostante la riconciliazione con la madre, nonostante il debito simbolico di riconoscenza con lei sia stato pagato, l’ombra dell’oscuro materno ritorna e insiste. E’ crollata l’illusione di una riparazione completa e definitiva nei confronti della madre capace di togliere da lei e dalla relazione con lei e forse dalla nostra vita ogni ombra. Bisogna accettare forse che c’è qualcosa di irreparabile nella relazione originaria con la madre, che è connesso alla sua natura stessa non simmetrica e non pareggiabile , così come c’è qualcosa di irreparabile alla madre. L’ombra della madre, l’oscuro della relazione con la madre, torna a ricordare questa impossibilità della chiusura, di chiudere il cerchio. Perciò la riconciliazione simbolica non è un la presunzione della chiusura del cerchio su se stesso, ma un ritornare in una spirale evolutiva, per cui si deve riconoscere che riparare, richiudere non si può.
Il ciclo riparativo infinito delle ripetizioni della storia del materno non si chiude con una riparazione finale, forse si apre all’infinito riconoscendo proprio ciò che ha di irreparabile.
Nella notte dei morti viventi
Se la questione del materno e dell’ombra materna definisce la politica, allora quando si ridefinisce la politica si sposta la linea d’ombra e viceversa. E nella prospettiva di una pratica politica, la linea d’ombra del materno costituisce una chiave per cogliere i conflitti nella politica e tagliarli diversamente.
Sono stati dati vari nomi e diverse interpretazioni alle crisi del presente, ma da parte della politica delle donne e anche nella riflessione di alcuni uomini viene presa in considerazione la morte del patriarcato. Ciò però che troppo spesso manca nel dibattito intellettuale è il mettere in relazione la morte del patriarcato con la venuta al mondo della libertà femminile e la rivoluzione femminista. Si sono diffuse riflessioni sul venir meno dell’autorità paterna che lascia il mondo abbandonato a un destino oscuro e senza ordine, ma viceversa non si pone attenzione all’emergere di forme di ordine che possano riportare all’autorità materna.
Slavoj Zizek , per esempio fa un’ampia analisi della situazione attuale e pone la questione della morte del patriarcato e dei suoi effetti, ma la sua descrizione è tutta interna alla parabola del soggetto moderno, scabroso, ma maschile, ricostruita nelle linee della tradizione filosofica e dell’ortodossia lacaniana e in questa traiettoria di sviluppo risulta assente l’agire della soggettività femminile ( essa agisce infatti solo come assenza), come pure assente qualsiasi influenza della rivoluzione femminista nella morte del patriarcato, che risulterebbe morto di morte naturale. Il problema è che nella visione di Zizek l’ordine simbolico paterno pare che non possa essere oltrepassato, mentre bisognerebbe proprio attraversare il fantasma che sostiene la fantasia sociale che si presenta come intransitabile e chiusa ad ogni trasformazione. In questo orizzonte tanto chiuso quanto delineato a partire da una mancanza materna costitutiva, quel che manca veramente è la prospettiva dell’apertura che il riferimento alla madre può consentire e ciò che sfugge è che qualcosa della natura dell’impossibile è già avvenuto.
Lo stesso Zizek indica una serie di effetti che si correlano alla morte del patriarcato e si manifestano come “epidemia dell’immaginario” con fantasmi che dilagano e tormentano la situazione attuale. Jane Flax dice che l’irruzione del femminismo, della soggettività femminile e il ritorno alla luce della madre messa in ombra induce “il ritorno del rimosso dell’inconscio patriarcale” scatenando fantasmi arcaici, non regolati da un ordine del padre che non fa più ordine.
Se non si prende atto che è già avvenuta la rottura, l’apertura di questo ordine claustrofobico la condizione presente prende i connotati dell’incubo di una casa infestata di fantasmi.
Ombra, fantasma, spirito
Non è solo il padre patriarcale ad essere morto, con lui è morta anche la madre patriarcale, e questa morte è ancora più difficile da elaborare, perché evoca a sua volta un fantasma in cui si confondono le vecchie paure e le nuove, le tradizionali matrifobia e idealizzazione materna e le più recenti fobie e nostalgie innescate dalla nuova libertà femminile. Tutto ciò nel tempo del post-patriarcato che prende le forme di un fratriarcato caratterizzato da una conflittualità dove si agitano fantasmi vendicativi nei confronti delle donne, da un lato, ma emergono nuove domanda speranzose rivolte alle donne. Alla luce di tutto ciò la scommessa, sia politica che esistenziale che si pone attualmente è quella di far riferimento simbolico alla madre fuori dai fantasmi materni patriarcali. Fare in modo che sia il riferimento alla madre a tagliare simbolicamente i conflitti della realtà e a definirli e non ad essere definito da questi, tagliandoci ancora una volta dal legame alla madre e a pure dalla realtà.
Oggi gli uomini, persa la regolazione paterna, rivolgono alle donne la richiesta di offrire una sorta di ponte col materno, sperando che la madre possa regolare lei questo mondo perso nel lutto. Il rischio è che venga di nuovo richiesta la madre nutritiva e la domanda che ci si pone è se e come bisogna rispondere alla domanda di mediazione. Bisogna certamente tenere presente innanzitutto che questa partita va giocata su due registri, uno simbolico, politico e uno intimo, dove noi stesse abbiamo a che fare con l’ombra della madre, Quindi fare i conti con l’ombra della madre è ineludibile e ciò non significa esorcizzare il fantasma della madre, ma nemmeno abbracciarlo.
Alcune donne esprimono diffidenza nei confronti delle pratiche politiche femminili che nominano il materno rispetto a quelle che fanno leva sull’idea di libertà femminile. Le due vengono sentite come in contraddizione e il materno viene avvertito come schiacciante o politicamente comunque rischioso. Oggi possiamo dire che questi avvertimenti sono nel giusto nel dire che la libertà femminile eccede il materno, tuttavia dimenticano che si può- si deve pensare una potenza materna anch’essa libera, non tutta interna all’orizzonte patriarcale, appunto quello che si è cercato di fare parlando dell’ordine simbolico della madre e dell’autorità materna .
E’ necessario rileggere il legame con la madre alla luce della autorità materna e della sua funzione originaria nell’acquisizione della competenza simbolica. La madre ha fatto il lavoro della mediazione che ci ha dato il primo punto di appoggio, lì la parola era la cosa, coincidenti, la sua parola era dell’ordine della verità per suo tramite. Straordinario e ordinario. L’aspetto straordinario si è verificato in quanto l’essenziale del passaggio è avvenuto una volta per sempre e ciò può installare la relazione con la madre in una dimensione mitica e di perduta pienezza fantasmatica e la componente immaginaria può così assumere questa tonalità. L’aspetto ordinario è però che in quella relazione nella quale si è dato il punto di appiglio della realtà al simbolico e viceversa, impariamo con la competenza simbolica a essere noi stessi quel punto di intersezione tra il simbolico e il reale, ciò che produce la realtà da una parte e produce e può mutare il linguaggio stesso dall’altra. Il linguaggio si modifica e cambia, con la nostra vita e le nostre pratiche che non sono una esecuzione ripetitiva di norme. E similmente la realtà non è un cerchio chiuso definito dalle norme simboliche, ma piuttosto un territorio scabroso e fratturato in cui noi facciamo continuamente da ponte sull’abisso tra il reale e il simbolico. La realtà è aperta al mutamento, possiamo continuamente dirla senza mai conchiuderla, fortunatamente.
L’ombra della madre torna a ricordarci l’impossibilità della dimensione linguistica, dell’ordine della parola di chiudersi su se stesso in una dimensione di autonomia, dal reale e da noi stessi parlanti. L’ombra della madre torna a ricordarci sia che la madre per prima opera la mediazione e il passaggio per il negativo della particolarità fattuale insegnandoci “è questo”, sia che la parola non è quella, la cosa non è quella, quindi l’ombra materna è portatrice di una irriducibilità che dice “non è questo”. In questo senso l’ombra della madre si può riconoscere più come uno spirito che come un fantasma da esorcizzare . Ciò non significa che l’ombra materna si dilegui, ma può evitare che l’ombra materna appaia solo nella doppia icona materna patriarcale luce e tenebra.
Torniamo alla questione iniziale del rapporto tra l’ombra della madre e la definizione del politico . Tradizionalmente il suo spazio si è rappresentato come lo spazio pubblico, quello della luce, che estomette da sé l’ombra del materno solo per assumerne i tratti nutritivi e benefici. Per questa tendenziale solare chiusura dello spazio politico, il materno ne era estromesso, ma ne segnava anche il limite esterno, impedendo al politico di immaginarsi (pur conchiuso) totale. Quel confine è stato infranto e aperto dal taglio della differenza sessuale portato dal femminismo.
La linea d’ombra si sposta e ridisegna i confini della realtà, della politica , ma soprattutto impedisce che questa, come ha teso a immaginare, possa pensarsi compiuta e chiusa.
L’ombra viene a ricordarci che né la nostra vita singolare,né lo spazio della nostra vita comune possono chiudersi su di sé.
Il riferimento alla madre, anche nel suo aspetto di oscuro materno, impedisce la chiusura della politica, la sua ombra impedisce la finzione della pienezza diurna, ne fa saltare la finzione costitutiva del politico, in questo c’è la sua capacità di portarvi un fattore di verità.
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Successo di pubblico per le Conversazioni del Filo di Eloisa
By il filo di Eloisa | October 21, 2008
Continuano con successo le conversazioni di Venti Ascensionali che sabato e domenica hanno offerto un week end di grande interesse con le due iniziative a cura dell’associazione Il filo di Eloisa. Folto, partecipe, fatto anche di nuovi volti e di molti giovani il pubblico in sala, che conferma come la Sala del Carmine sia un punto di riferimento sempre più importante per la vita culturale orvietana.
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Molto intenso l’incontro di sabato 18 ottobre, La poesía es un mal necesario, nel corso del quale Alessio Brandolini, a sua volta poeta e primo traduttore in Italia del poeta argentino Jorge Boccanera, e Laura Ricci hanno presentato la figura di Boccanera nel contesto del panorama letterario della sua terra, e letto intensi testi poetici, in spagnolo e italiano, dal libro “Sordomuta”, edito nella collana Altre Terre delle edizioni Lietocolle. Un felice straniamento, nella Sala del Carmine, percorsa dalle robuste corde della parola di Jorge Boccanera, ora erotica e appassionata, ora irridente e ironica, ora più elegiaca e lieve: sempre spiazzante, imprevedibile, sorprendente, mirata. A rendere ancora più suggestiva l’atmosfera di dépaysement è stato determinante il contributo della musica, tutta impostata su intermezzi di puro sapore sudamericano.
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Le corde vibranti della chitarra di Michele Marchesani e la fisarmonica sempre coinvolgente di Sandro Paradisi hanno esaltato al meglio, tra vari magistrali a solo e un più sobrio ruolo di sottofondo, la voce limpida e toccante di Martina Sciucchino, che ha eseguito canzoni del repertorio melanconico più popolare e condiviso in Sudamerica, da Te recuerdo Amanda a Alfonsyna y el mar, struggente storia della poeta argentina Alfonsina Storni, suicida nell’abbraccio del mare che l’aveva sempre ispirata. Per finire con le parole di Boccanera sottolineate splendidamente dal ritmo in tema della fisarmonica: un ineguagliabile Valcesito e un immancabile, finale tango, il Tango della contorsionista. Non sono mancate, naturalmente, neanche le rose: rigidamente rosse, come in ogni appassionata atmosfera argentina che si rispetti.
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Molto interessante e partecipato anche l’incontro di domenica 19 ottobre, in cui un’inesauribile Nella Condorelli, introdotta da Simona Mingardi, ha ampiamente illustrato il tema del femminismo nel mondo islamico. Un modo diverso, ma altrettanto determinato di affermare i diritti delle donne nel mondo musulmano, che reclama il riconoscimento e la pari dignità con quella che è ormai a torto considerata la “leadership femminista occidentale”. Giornalista e scrittrice, specializzata in affari esteri e mondo islamico, Nella Condorelli, che con Women in the city ha realizzato il primo magazine transnazionale online interamente gestito da donne, ha messo bene a nudo quelli che possono essere i luoghi comuni degli occidentali, magari convinti di dover esportare cultura e libertà là dove popoli di uomini e donne, giustamente radicati nella loro diversa ricchezza identitaria, stanno cercando una propria via verso la democrazia e il progresso.
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Gli appuntamenti di Venti Ascensionali. Lunedì 20 ottobre incontro laboratoriale su Figlie e madri
By il filo di Eloisa | October 13, 2008
Come di consueto Il filo di Eloisa - Associazione culturale Eloisa Manciati partecipa, con l’organizzazione di alcune iniziative, a Venti Ascensionali, la lunga e intensa kermesse culturale che anima Orvieto da settembre a febbraio. Quest’anno la manifestazione ha scelto come elemento chiave degli appuntamenti gli “Altri Mondi”. Un tema particolarmente in linea con gli scopi dell’associazione, che ha tra i suoi obiettivi la valorizzazione di quei mondi “altri” che sono il pensiero femminile e le culture di altri Paesi sempre più intrecciate e destinate a convivere nella società globale. Quattro gli appuntamenti che l’associazione cura all’interno della rassegna, tutti alla Sala del Carmine che, di Venti Ascensionali, costituisce il fulcro principale.
Il primo, in programma per sabato 18 ottobre alle ore 17, dal titolo La poesía es un mal necesario è una conversazione con il poeta Alessio Brandolini sul suo ultimo lavoro: la prima traduzione in Italia, in collaborazione con Verónica Becerril, del grande poeta argentino Jorge Boccanera con la raccolta “Sordomuta” (Lietocolle 2008), vincitrice del Premio letterario Camaiore 2008, sezione internazionale. Un’occasione per conoscere più da vicino non solo l’interessante figura di Boccanera, poeta di grande spessore letterario e civile, ma anche il particolare humus che accompagna, in Sudamerica, la poesia, molto più vissuta dalla cultura di massa di quanto accada in Italia. Brandolini, infatti, ha partecipato a vari festival di poesia in terra sudamericana, ed è stato proprio in una di queste occasioni che è nato, in Colombia, il suo rapporto con il poeta argentino. Tra una chiacchiera e l’altra, la lettura a più voci e in più lingue di alcuni testi della coinvolgente “Sordomuda” e, a spiazzare e rendere ancora più intensa l’atmosfera, gli intermezzi musicali con la suggestiva voce di Martina Sciucchino, Michele Marchesani alla chitarra e Sandro Paradisi alla fisarmonica.
Il secondo, interessante appuntamento è, a stretto giro di ore, quello di domenica 19 ottobre, sempre alle ore 17, con Altri femminismi, il femminismo nei paesi islamici del mediterraneo e dell’area indo-pakistana. A parlarne sarà la brava e competente Nella Condorelli, giornalista e scrittrice, specializzata in affari esteri e mondo islamico, direttora di “Women in the city”, il primo magazine internazionale online interamente realizzato da donne giornaliste in rete transnazionale. Anche questa un’occasione importante, per fare i conti su come l’agire politico delle donne sta trasformando in profondità non solo l’Occidente, ma anche altri Paesi e altre culture: a favore dell’uguaglianza, dei diritti umani, della pari dignità, dello sviluppo condiviso.
La terza iniziativa riguarderà, domenica 9 novembre 2008, la presentazione dell’ultima raccolta poetica di Laura Ricci, “La strega poeta”, Lietocolle 2008, con postfazione di Guido Barlozzetti che sarà presente, insieme all’autrice, per la conversazione Poesia e stregoneria coordinata da Maria Luisa Salvadori. Mondo altro di per sé, tanto più lo diventa, la poesia, quando ad irrompere è la consapevolezza di una ricerca femminile. Accanto alla conversazione, una lettura a più voci condotta da Loretta Fuccello, Ambra Laurenzi e Celeste Pierantoni, accompagnate dalle note del flauto di Rita Graziani.
Un appuntamento rilevante, in linea con le tematiche di ricerca su cui l’associazione è particolarmente impegnata, Il filo di Eloisa lo riserva al rapporto “Figlie e madri” su cui, recentemente, si è di nuovo interrogata la comunità filosofica di Diotima, che per prima aveva affrontato il problema in rapporto alla politica del simbolico (Luisa Muraro, “L’ordine simbolico della madre”, 1991), con l’ultima pubblicazione “L’ombra della madre” (Liguori 2007). E’ chiamata ad affrontare e illustrare il complesso argomento la psicoanalista Manuela Fraire, in una conversazione dal titolo Interrogare la madre e la sua ombra in programma per sabato 10 gennaio alle ore 17,00.
Intanto, per meglio affrontare la questione, Il filo di Eloisa organizza tre incontri seminariali prima dell’iniziativa con Manuela Fraire: un’occasione di riflessione comune su una delle problematiche che hanno maggiormente coinvolto il femminismo e il rapporto politico tra donne: il legame con la madre, snodo cruciale nel raggiungimento della libertà femminile. Su questo aspetto il dibattito è ancora aperto tra chi sostiene che la libertà delle donne dipende anche dalla qualità del rapporto con la figura materna e chi nega la necessità di riconoscere valenza politica a questo legame atavico.
I tre incontri seminariali sul tema sono aperti a uomini e donne, iscritti e non iscritti all’associazione. Il primo incontro sul tema “Figlie e madri” si svolgerà lunedì 20 ottobre alle ore 17.30, nella sede dell’associazione in via Loggia de’ Mercanti, 39 Orvieto.
In occasione di questo lavoro l’Associazione ha proposto anche una raccolta di fotografie che ritraggano “figlie e madri” dal Novecento ad oggi. Le foto potranno diventare oggetto di altri lavori di rielaborazione e di riflessione. Invitiamo pertanto chi lo desidera ad iniziare una ricerca negli album familiari. Ci farete cosa gradita inviandoci copia in formato digitale con risoluzione 300 dpi accompagnata da una liberatoria ad usare l’immagine, di cui forniremo copia quanto prima.
Per chi avesse difficoltà a trasmettere le immagini in digitale, ci attiveremo al più presto per un punto di raccolta foto in formato cartaceo di cui daremo al più presto comunicazione, insieme alla liberatoria, su questo stesso blog.
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